Luci della ribalta

Lo spettacolo e la comunicazione sviscerati da Marco Bonardelli (ATTENZIONE "Luci della ribalta" non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001)

Luci della ribalta intervista Massimo Poggio

 

Andrà in onda su Raiuno oggi e domani, alle ore 21.10, la miniserie in due puntate K2 – La montagna degli italiani,  coproduzione tra Rai Fiction, Red Film e Terra Internationale Filmproduktion diretta da Robert Dornhelm.

La fiction ripropone la storica impresa della scalata tutta italiana del K2, la seconda montagna più alta del mondo, avvenuta in Pakistan nel 1954. In un periodo in cui l’Italia lotta per riprendersi dalla seconda guerra mondiale, il geologo Ardito Desio (interpretato da Giuseppe Cederna) è impegnato nell’ottenere, dall’allora Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi (Giorgio Colangeli), l’assenso per una missione quasi impossibile: la conquista della vetta del K2 che, con i suoi 8.611 metri, è la seconda montagna più alta del mondo dopo l’Everest. La riuscita dell’impresa conta su una squadra formata dai più forti scalatori italiani: il veterano Riccardo Cassin, Lino Lacedelli, il giovane Walter Bonatti, Mario Punchoz e Achille Compagnoni.  Ad interpretarli sono rispettivamente Alberto MolinariMichele Alhaique, Marco Bocci, Giorgio Lupano e Massimo Poggio, che abbiamo raggiunto dopo la conferenza stampa.

Lei interpreta Achille Compagnoni, primo uomo nella storia a vincere la vetta del K2. Che peculiarità ha l’uomo dietro il grande alpinista?

“Il personaggio che abbiamo raccontato è un uomo di fronte alla sua ultima possibilità, perché è il più anziano della spedizione. Gli viene data questa opportunità e non può sbagliare; è l’ultima occasione della sua vita. E’ disposto a tutto e per fare questo mette in discussione ogni cosa, anche la famiglia, i suoi figli ai quali tiene più della propria vita. La sua non è un’ambizione fine a se stessa, ma un mezzo per migliorare la propria condizione e quella dei suoi cari. ”

Al centro delle vicende della storia c’è una squadra con i più forti scalatori italiani. Tra persone così ambiziose sembra difficile creare il rapporto di solidarietà necessario per raggiungere una meta elevata. Come riescono a vincere la naturale competizione?

“Questa è più una regola della montagna. Se si fa una scalata individuale, non si affronta un picco così estremo. Nel momento in cui una spedizione affronta quella che è considerata ancora oggi la montagna più difficile da scalare nel mondo, la squadra è necessaria e ognuno ha il proprio compito e ogni persone è indispensabile ai vari livelli per poter andare oltre. In qualche modo viene spontaneo. A volte bisogna mettere da parte il proprio orgoglio e la propria ambizione o comunque fare in qualche  modo buon viso a cattivo gioco, gestire questo aspetto della propria personalità. Siamo di fronte a uomini con le proprie debolezze; e non sempre è così facile trovare un compromesso tra la propria ambizione e il compito che spetta ad ognuno di loro.”

L’impresa che, ai tempi aveva dell’incredibile, ha entusiasmato gli italiani, ma ha creato anche polemiche. La fiction ci rende partecipi anche di questo aspetto meno roseo di questa storia?

“Nella fiction si racconta la versione ufficiale, definitiva della storia che è venuta fuori 50 anni dopo; una verità che ha avuto un travaglio molto lungo. Però si racconta come sono realmente andate le cose.”

Dopo De Gasperi di Liliana Cavani, in cui ha interpretato Giacomo Matteotti, è la seconda volta che lei si cimenta nel ruolo di un personaggio “storico”. Figure che sono diventate famose, ciascuna nel proprio campo, sono a suo avviso ancora ricordati o il pubblico li ricorda solo quando il cinema e la televisione cercano di riproporle?

“Dipende dal tipo di personaggio. Compagnoni, al contrario di Matteotti che è più ricordato perché presente nei libri di storia, è circoscritto in un contesto di montagna, anche se quella scalata ebbe una risonanza incredibile, essendo la prima volta che veniva raggiunta una vetta così alta. Tutti si ricordano dei nomi dei protagonisti di questa storia (Bonatti, Compagnoni, Lacedelli…); non tutti sanno che c’è stato un problema anche se avevano raggiunto la vetta. E’ un modo per rinfrescare la memoria. Spero che questo film, nel momento storico che stiamo vivendo, possa aiutare a riacquistare un po’ di ottimismo e fiducia. E’ un messaggio di positività. ”

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: