Luci della ribalta

Lo spettacolo e la comunicazione sviscerati da Marco Bonardelli (ATTENZIONE "Luci della ribalta" non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001)

“I tessitori di sogni” di Patti Smith

Patti Smith, I tessitori di sogni, Bompiani, pp. 111, euro 9

Patricia Lee Smith, classe 1946, definita “la sacerdotessa maudit del rock”, ha regalato pagine rimaste memorabili nella storia della musica. La grande cantautrice di Chicago non finisce di stupire nemmeno quando abbandona temporaneamente il cantautorato per tornare al suo primo amore, la scrittura pura, che aveva segnato il suo debutto su un palcoscenico negli anni 70’, con una serie di “reading” di poesie. Il suo ultimo lavoro, I tessitori di sogni (Bompiani editore), lo dimostra ampiamente. Non si tratta di una nuova avventura letteraria, ma di una versione leggermente ampliata dell’omonima raccolta pubblicata nel 1992, e presentata di recente in Italia dalla stessa Smith con un tour promozionale. I tessitori di sogni nasce in un momento particolare della vita dell’autrice, essendo stato concepito in un periodo di “empasse”, e l’ha aiutata a svegliarsi da uno stato di torpore che l’aveva colta nella primavera del ‘91. Il progetto della raccolta è stato poi concretizzato – come rivela la stessa Smith nella prefazione – su richiesta di Raymond Foye di Hanuman Books, che le aveva proposto un manoscritto da pubblicare per la sua casa produttrice di volumi tascabili.

Il prezioso  volumetto è stato accolto favorevolmente da David L. Ulin, critico del Los Angeles Time, che l’ha descritto come “una raccolta di poemi impressionistici che possono sembrarci memorie prima di trasformarsi in qualcosa di più difficile da definire”. In realtà il lettore si trova di fronte a sedici storie di media lunghezza ( scritte in prosa con alcune parti in versi) ed una poesia, racchiuse in tre parti tra loro differenti. Quella di mezzo è di taglio intimista, scritta con un linguaggio a volte ermetico, ed incentrata su brevi spaccati di vita, sentimenti e sensazioni provate dall’autrice stessa. La prima e ultima parte, invece, hanno un sapore prettamente autobiografico e raccontano l’infanzia della Smith. E’ proprio qui che il lettore viene a scoprire chi siano i “tessitori di sogni” che danno il titolo all’opera.

Nella prefazione del libro la stessa autrice sostiene che quanto viene narrato nella raccolta non è frutto di fantasia, ed i fatti vengono riportati in maniera il più possibile fedele. Tale peculiarità si coglie dall’inizio alla fine, con una precisione mai pedante e fine a se stessa, tutt’uno con una grande abilità narrativa anche nelle parti apparentemente più astruse. E, soprattutto, con una sincerità che non lascia indifferenti e porta in alcuni casi a vera commozione, come nel racconto Millenovecentocinquantasette, che narra di avvenimenti importanti e tragici che toccarono l’autrice e la sua famiglia nell’anno della nascita della sorella Kimberly. Il racconto è seguito dall’unica poesia inserita nell’intera raccolta, molto toccante e dedicata proprio alla sorella.

Un libro sicuramente atipico e forse un tantino “difficile”, quello di Patricia Lee Smith, come si conviene ad una grande artista,  ma di notevole spessore artistico quanto la sua musica.

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