Luci della ribalta

Lo spettacolo e la comunicazione sviscerati da Marco Bonardelli (ATTENZIONE "Luci della ribalta" non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001)

Giuliano Gemma e Carlo Lizzani – La settimana tragica del cinema italiano

La settimana appena finita è stata indubbiamente terribile, in primis per la tragedia di Lampedusa e anche per le scomparse di Giuliano Gemma, investito da un auto a Cerveteri, e Carlo Lizzani, lanciatosi dal terzo piano della sua casa nel quartiere Prati, seguendo l’esempio dell’amico Monicelli del quale aveva ammirato, come la chiamava lui, la libertà del suo gesto, testimonianza a suo dire di essere padrone della sua vita. Due personalità del cinema molto diverse tra loro ma che hanno lasciato un segno nel mondo della settima arte.

Lizzani, grande intellettuale, è stato sicuramente l’esempio di quello che banalmente si direbbe “una vita spesa per il cinema”, avendo non solo realizzato film in prima persona nell’epoca d’oro della nostra industria del grande schermo (titoli storici come Riso amaro da sceneggiatore e, da regista, Acthung, Cronache di poveri amanti e Mussolini, ultimo atto)  ma valorizzato attraverso la direzione della Mostra del Cinema di Venezia (1979-1982) e l’attività di critico e storico E’ stato infatti autore di una vera e propria Storia del cinema italiano. Se la sua storia umana e professionale non si fosse interrotta così tragicamente ieri pomeriggio, ci avrebbe regalato anche un adattamento di un libro di Gorbaciov.

Gemma invece è un artista che ha vissuto tante vite. Dapprima atleta, egli è poi arrivato al cinema come stuntman, fino a recitare, tra gli anni ’50 e ’60, nei peplum e nei western ancora oggi amati dagli appassionati del genere. Fino alla maturità degli anni ’70 nei film di Zurlini (Il deserto dei Tartari), Comencini (Delitto d’amore), Squitieri (Il prefetto di ferro) e Damiani (Un uomo in ginocchio) e, negli anni ’80, la collaborazione con Dario Argento in Tenebre e Monicelli in Speriamo che sia femmina. Esperienze, tutte queste, alle quali è giunto migliorandosi con l’intelligenza e la tenacia di uno sportivo qual’egli era. Un bagaglio che ha portato anche nell’ultima parte della sua carriera, quando Vittorio Sindoni l’ha voluto ne Il Capitano e Butta la luna.

Due grandi personaggi di cui sicuramente rimarrà quello che hanno lasciato, non senza però un forte retrogusto amaro per il modo in cui sono usciti di scena.

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