Luci della ribalta

Lo spettacolo e la comunicazione sviscerati da Marco Bonardelli (ATTENZIONE "Luci della ribalta" non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001)

Teatro – Intervista a Spiro Scimone, stasera alla Sala Laudamo con “Nunzio” assieme a Francesco Sframeli

Saranno Spiro Scimone e Francesco Sframeli ad inaugurare stasera, alle ore 21, La prima volta, la rassegna teatrale di opere prime promossa alla Sala Laudamo dall’Associazione culturale Querelle. I due attori messinesi riproporranno Nunzio,  il loro debutto teatrale del 1994 che ha ispirato il film Due amici del 2003.

“Nunzio è stato quello che ci ha fatto conoscere il nostro maestro Carlo Cecchi e ci ha aperto tante porte. – ci ha raccontato Scimone – In vent’anni continuiamo a farlo con grande amore e necessità ed è chiaro che è diverso da allora come del resto è anche il teatro. Ci piace farlo perché i personaggi ci fanno scoprire cose nuove e quindi sentiamo vivo il gioco che c’è nell’opera, inteso come gioco di teatro. Continuiamo a farlo quindi con grande gioia.”

Qual è l’attualità di quest’opera dopo vent’anni?

“Quando si parla di sentimenti in Nunzio c’è l’amicizia tra questi due personaggi, diversi tra di loro, ma ci sono anche la solitudine e la morte. Ma soprattutto c’è questo bisogno di creare rapporti umani veri, non virtuali. In questo momento questo desiderio di recuperare tali rapporti è attualissimo, per migliorare il nostro mondo. Si parte quindi da questa necessità.”

Nunzio ha ispirato il vostro film Due amici, grande successo di pubblico e critica. Cosa ci ha perso e cosa ci ha guadagnato il vostro lavoro nel passaggio dal palcoscenico al grande schermo?

“Sicuramente c’è stato anche l’inserimento di altri personaggi che nella pièce venivano evocati, che abbiamo fatto vivere così come l’esterno. Nell’opera teatrale a due tutto si concentrava in un’ora di spettacolo e in un ambiente unico con solo due personaggi. C’è più un concentrato nell’opera teatrale, ma in quella cinematografica non era un dilatare per perdere d’intensità, ma c’era un discorso più d’immagine. Sul palco abbiamo reso l’immagine con le parole, mentre al cinema a volte era l’immagine a sostituire le parole. ”

Il pubblico messinese ha delle caratteristiche particolari secondo te rispetto a quello di altre città?

“Il pubblico in genere è intelligente. A volte però non sempre al pubblico viene offerta un’opera di qualità con la q maiuscola. Io credo che alla fine riesca a riconoscere la qualità o meno. Bisognerebbe anche fare un lavoro di educazione e far capire che la qualità spesso non c’è nei successi che vengono fuori dai programmi televisivi. Il teatro va vissuto in quel luogo magico che è il palcoscenico e scoprire, oltre ai classici, la drammaturgia contemporanea, quella che caratterizza me e Francesco come compagnia e in Italia non è sempre sostenuta come dovrebbe essere quando invece è molto importante. Poi ti accorgi che all’estero ci conoscono e in vent’anni di attività non abbiamo mai potuto rappresentare i nostri spettacoli, rappresentati nelle capitali europee e oltreoceano, in certe città italiane.”

La crisi del teatro è un problema che non riguarda solo Messina ma tutta l’Italia. Cosa proponete voi addetti ai lavori per uscire da questa situazione?

“Da questa situazione dovrebbe iniziare un discorso serio di educazione teatrale partendo anche dalle scuole, non solo dalle università ma anche prima. Bisogna far conoscere chi fa veramente teatro e lo fa per necessità e non per mettersi in mostra. E’ un lavoro che bisognerebbe fare da subito e lo Stato dovrebbe sostenere ciò. E’ necessario far capire ai giovani che il teatro è un atto d’amore quando è fatto veramente. Bisogna partire da adesso per avere dei risultati tra dieci-quindici anni.”

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