Luci della ribalta

Lo spettacolo e la comunicazione sviscerati da Marco Bonardelli (ATTENZIONE "Luci della ribalta" non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001)

Doppiaggio e musica – Intervista a Christian Iansante, doppiatore e ideatore di “Voci per Valerio”, l’omaggio del mondo del doppiaggio e della radio a Valerio Negrini, il quinto Pooh.

Pooh Box, il cofanetto celebrativo dei Pooh record di vendite, è un sentito omaggio a Valerio Negrini, il paroliere e fondatore del gruppo scomparso nel gennaio scorso; un tributo che sicuramente ha una delle sue carte vincenti nel doppio cd Voci per Valerio: ventisette brani letti da grandi nomi e talenti emergenti del doppiaggio e della radio italiana, da Giuppy Izzo a Luca Ward, da Francesco Vairano ad Angelo Maggi, da Chiara Colizzi a Niseem Onorato, da Elia Iezzi a Federica Elmi, da Michele Kalamera a Roberto Pedicini, fino all’ideatore di questa iniziativa, Christian Iansante, da sempre fan del gruppo. Iansante, che ha prestato voce ad attori come Ewan McGregor in Trainspotting e Josephn Fiennes in Shakespeare in love (ma non solo), ci ha raccontato come è nato questo progetto.

Pooh Box - Voci per Valerio

“In realtà non è nato come tributo a lui ma come regalo ai Pooh, che volevo fare loro dopo la gioia di aver aperto il loro concerto di Opera seconda nei più grandi teatri italiani attraverso una mia precisa richiesta, che all’inizio non era neanche quella. – ci dice –  Io volevo fargli lo spot pubblicitario del disco. Avevo scritto a Danilo Ballo, essendo stato un loro fan. Dopo aver doppiato tantissimi attori importanti a Roma, mi era rimasto questo cruccio di fare qualcosa per i Pooh. Naturalmente mi sono proposto gratuitamente decidendo di fare loro questo regalo. In realtà poi, quando gli ho mandato il demo, Red Canzian, sentendo la mia voce, ha detto “no, non voglio sprecare questa voce per 15 giorni di spot alla radio. Gli facciamo fare qualcosa di più importante”. Lì ho capito che si trattava di una registrazione che avrebbero portato live, infatti il concerto si apre ancora con la mia voce con in sottofondo l’orchestra che suona. Dopodichè, quando io e loro ci siamo incontrati a Pescara – andando a pranzo assieme a degli amici che mai si sarebbero mai sognati nella vita di poter pranzare con loro – mi è venuto in mente tornando a casa che, come regalo, avrei voluto fargli, essendo io uno che recita, dei pezzi recitati e ne avevo scelti dieci, sette di Negrini e tre di Stefano D’Orazio. E’ successo però che non ho fatto in tempo a pensare questo regalo che un mese-due giorni dopo è morto Valerio. Allora in quel momento ho riflettuto e ho deciso che questo regalo doveva diventare un tributo a lui.

Naturalmente ho escluso i testi di D’Orazio e non ne ho registrati soltanto dieci, ma ne ho fatti quindici. Arrivati a quindici però c’erano troppe canzoni che volevo mettere e che secondo me mancavano, così sono andato arrivando a ventisei, ovvero ventisei più un brano che ho scritto io (Ciao Valerio), pezzo che è un saluto a lui, quello che avrei voluto dirgli se fosse stato ancora in vita. Per quel brano ho scelto delle donne perché, essendo un disco al novanta per cento maschile, mi sembrava giusto far parlare delle donne e dove ho potuto le ho inserito.

Il brano Fai col cuore (recitato da Maria Pia Di Meo), è stata una precisa richiesta di Facchinetti, che ha detto “voglio che Maria Pia mi reciti questo testo, perché secondo me è un testo che aiuta in questo momento di difficoltà”. Siamo così arrivati a ventotto brani, in totale un’ora e quaranta di roba. Nel disco ci sono brani che funzionano di più, altri meno, ma al suo interno ho voluto appositamente creare delle situazioni più leggere altrimenti sarebbe diventato un lavoro troppo pesante, con troppo pianto dall’inizio alla fine. Ci sono per esempio brani come Frontiere, con una base musicale suonato da Phil Mar col suo amico Andrea Lombardini, che ha riproposto in chiave più swingata questo pezzo dell’lp di Red di tanti anni fa. Nel disco ci sono anche suoni visti e rivisti, come nel caso di Parsifal o di Lindbergh, dove ho escluso le voci dei Pooh e lasciato l’orchestrazione di sessanta elementi, quindi anche dal punto di vista musicale questa operazione è stata molto curata. Successivamente c’è stato tutto il lavoro per inserire i cavalli, il vento, l’acqua e tutti quegli altri suoni che sentiamo nei brani come se fossimo in un film. Io credo che nessuno abbia fatto un’operazione del genere al mondo, dico sempre che se cinquanta attori avessero recitato i Beatles lo avremmo saputo. Io non ho realizzato il disco per questo, anche se abbiamo riflettuto su questo aspetto perché nessuno credo abbia mai trasformato delle canzoni non tanto in poesie recitate ma in film con voci del cinema.”

Come in un radiodramma quindi.

“Esatto, come in un radiodramma. Per esempio Inca sembra un radiodramma degli anni Sessanta, dove ho scelto la voce di Clint Eastwood (Michele Kalamera, ndr)I piuttosto che in altri brani la voce di Brad Pitt (Sandro Acerbo), Sean Penn (Massimo Rossi), Mario Cordova che è Richard Gere… Tutte queste voci per molti sono legate alle facce degli attori, è come se Richard Gere recitasse in Ali per guardare, occhi per volare. Con Mario abbiamo fatto una cosa carina, divertente e anche unica, quindi di questo sono contento e orgoglioso.

Mi è costato tanto dal punto di vista delle ore di lavoro ed anche economicamente, ma l’ho voluta fare perché nella vita non bisogna sempre pensare a guadagnare, a volte le soddisfazioni sono più importanti e spesso te le devi pagare. Due euro del prezzo del disco saranno devoluti ai bambini haitiani attraverso un’associazione con la quale Valerio collaborava da tantissimi anni e l’idea di destinare questi proventi è stata una richiesta della moglie Paola. Con i soldi del disco questi bambini faranno un  Natale migliore e di questo sono molto felice, avendoglieli mandati io. Per quanto riguarda la partecipazione dei miei colleghi, per alcuni di loro che ascoltano i Pooh, come Sandro Acerbo, è stata importante, per altri mero lavoro, però alla fine hanno fatto quello che io volevo. Li ho lasciati anche liberi perché mi sembrava giusto che mettessero le loro emozioni e non le mie.

Anche io credo di aver dato nei brani che ho interpretato, Dall’altra parte e Domani che mi sono diviso con Roberto Pedicini, quello che sentivo dentro rispetto a questi testi che conoscevo da una vita e che oggi sono riuscito a recitare, attraverso delle immagini che avevo immaginato da bambino. E’ il caso di Quasi città, che a quattordici anni mi immaginavo come un film con protagonista questa ragazza che scappa da casa e rimane ingabbiata in una situazione pericolosa, ma alla fine è tutto un suo sogno. Sentivo la voce di quest’uomo così come quella di lei. Per questo brano ho scelto Alessia Amendola perché mi serviva una adrenalinica, che fremeva per diventare qualcuno nel mondo della moda ma poi finisce in un giro losco, cosa che succede a tante ragazze anche nell’ambiente del cinema e del teatro.”

Oltre ai tuoi colleghi doppiatori, nel cd ci sono alcuni ospiti speciali, in primis tua figlia Luna Miriam.

“Mia figlia la volevo perché questo lavoro rimarrà unico nella mia professione e non lo farò mai più, quindi volevo che ci fosse anche lei. Devo dire però che non l’avrei messa se mia figlia fosse stata stonata e incapace. Mia figlia di carattere è come me, ha duemila difetti ma è anche molto intonata, sono due anni che doppia e ci ha messo cinque minuti per inciderla facendola come volevo io. E poi c’è Foxy John, che è il mio padre artistico qui a Roma, così come lo è stato Elia Iezzi a Pescara. Lui è presente in questo lavoro e fa la voce del vecchio di Uno straniero venuto dal tempo. L’ho scelto perché se io e Roberto Pedicini ci siamo appassionati al doppiaggio e facciamo questo lavoro lo dobbiamo a lui, che ha fatto doppiaggio negli anni settanta e ottanta e ha lavorato in teatro con Carmelo Bene e Silvio Spaccesi. Ci tenevo che ci fosse anche lui. In questo lavoro ho messo dentro le persone della mia vita che potevano fare bene questa cosa, così come i Wood, che non esistono più. Loro sono un gruppo di Chieti Scalo, miei amici d’infanzia, che suonavano anche i Pooh e ai quali ho fatto suonare la base di Susanna e basta. Peccato che non ci sia il chitarrista, il mio amico Giampaolo, mancato l’anno scorso e al quale abbiamo dedicato questa base. Ci sono inoltre il mio amico Friulano e Walter Bucciarelli, mio amico storico col quale ho fatto la radio nel ’78 ed  organizzatore dei corsi che io e Pedicini teniamo a Pescara, Firenze e Milano. Walter ha fatto la voce radio iniziale di Lindbergh.

 

E poi ci sono anche due tuoi ex allievi: Guido Di Naccio e Benedetta Degli Innocenti.

“Ci tenevo a mettere due miei ex allievi. Ho scelto Guido perché mi sembrava perfetto per il bandito di Castiglia, così cattivo, che uccide gli Inca in nome di Dio. Benedetta è in assoluto la nostra allieva più brava di questi dieci anni di corso e credo che vicino a Chevalier, Pannofino e Rossi se la sia cavata da Dio.”

Lei sta veramente esplodendo in questo lavoro da un anno a questa parte.

“Io non avevo dubbi. Lei è arrivata a sedici anni al nostro corso a Pescara, perché ancora non facevamo il corso a Firenze, e l’ha fatto per due anni. Poi è arrivata a Roma per sei mesi, facendo pochi turni, e a quel punto le ho detto “hai 19 anni, io ti dico che per tutta la vita farai questo lavoro. Hai minimo altri 50 anni per fartelo venire a nausea”. Lei sarà la protagonista del futuro di tante cose importanti, così come Andrea Mete che ho scelto su Pierre. Volevo una voce fica, di un giovane che non fosse ancora una punta di diamante ma che secondo me diventerà il Luca Ward del futuro. L’ho voluto inserire come anticipazione di un nome che noi sentiremo spesso negli anni.”

C’è anche una giovane attrice: Desirèe Noferini.

“Desirèe Noferini è un’attrice di cinema. L’ho scelta perché non volevo che a interpretare la luna in Lindbergh fosse una doppiatrice. Volevo un suono diverso perché la luna doveva essere di un altro pianeta e non volevo le intonazioni del doppiaggio in un contesto dove tutti suoniamo la stessa canzone. Lei mi ha dato qualche piccola sfumatura diversa e credo fosse giusto che la luna non parlasse come noi terresti. Doveva essere una luna stralunata ed affettata. E poi lei è un’attrice che ha lavorato con bravi registi e ha fatto anche delle belle fiction. E’ una ragazza che funziona e la luna me l’ha fatta come la volevo.”

Potremmo dire che Negrini è stato uno dei parolieri più conosciuti dopo Mogol e Franco Migliacci, suoi contemporanei. Secondo te cosa aveva di diverso e forse anche in più rispetto a loro?

“Aveva in più la capacità di spaziare, scriveva infatti delle storie degli Indios piuttosto che di quella di Lindbergh e della ragazza che sogna la grande città e tante altre cose che ho inserito nel disco, tutte storie diverse. Lui scrisse anche brani come, ad esempio Passaporto per le stelle, che non ho inserito nel disco, sul viaggio di due persone che portano l’umanità da un’altra parte perché il pianeta sta per dissolversi su se stesso.“

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