Luci della ribalta

Lo spettacolo e la comunicazione sviscerati da Marco Bonardelli (ATTENZIONE "Luci della ribalta" non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001)

Teatro – Intervista a Massimo Romeo Piparo, stasera e domani nella sua Messina con “Sette spose per sette fratelli”

 

Sarà in scena stasera e domano al Vittorio Emanuele di Messina il musical Sette Spose per Sette fratelli, fresco di successo al Sistina. Lo spettacolo è un remake dell’omonimo film hollywoodiano diretto da Stanley Donen nel 1954. Una storia leggera e divertente, con protagonisti Flavio Montrucchio nei panni del boscaiolo Adamo, il maggiore dei sette fratelli, e Roberta Lanfranchi, interprete di Milly, la sua giovane e dolce sposa. La trama è tra le più classiche. I sette fratelli Pontipee, boscaioli delle montagne dell’Oregon, sono piuttosto abbrutiti dallo stare sempre “tra maschi”, e cominciano a sentire il bisogno di una presenza femminile a casa. Il primo a capitolare e decidere di prender moglie è Adamo , che conquista bella Milly, la quale presto dovrà adoperarsi per accasare anche agli altri sei fratelli.A dirigere il musical è il nostro Massimo Romeo Piparo, da due anni direttore del celebre teatro romano.

Lo spettacolo è il remake di un cult del cinema hollywoodiano. Come nasce l’idea di riproporlo sul palcoscenico?

“I grandi classici del cinema musicale, a lieto fine e con canzoni immortali, sono il genere più richiesto dal pubblico. Inoltre quest’anno il film di Donen compie sessant’anni, per cui mi sembrava giusto farne una nuova edizione teatrale.”

Confrontarsi con i grandi capolavori del passato non è facile. Quale remore bisogna superare?

“Ormai da vent’anni il mio lavoro è sempre un confronto con i grandi film musicali. Gli spettacoli che metto in scena sono tutti classici, ed ho imparato a rapportarmi con il genere. Sicuramente il palcoscenico è un altro linguaggio rispetto al cinema, ma in questo settore mi sento sempre molto tranquillo e padrone del mezzo. Il mio compito principale è quello di non deludere lo spettatore che ha amato il film, e far sì che egli vi ritrovi i punti forti, con qualcosa in più.“

I protagonisti Montrucchio e Lanfranchi non sono nuovi all’esperienza del musical. Quale capacità deve avere un attore per confrontarsi con questo genere? Che poi corrisponde al criterio di scelta da parte del regista…

“Il principio di scelta è sempre l’aderenza al ruolo. Come in tutti i prodotti teatrali e cinematografici, un attore deve poter rappresentare quel ruolo in maniera credibile; per cui se parliamo di un aitante boscaiolo dell’Oregon – con la voce possente e il fisico imponente – Flavio Montrucchio è più che adatto. Se la Milly di Roberta Lanfranchi deve essere dolce e romantica, ma anche forte e volitiva, lei rende perfettamente il ruolo. Nel caso di questi due attori, cantano talmente bene che è un piacere averli nei ruoli protagonisti.”

Andiamo alla trama. Il messaggio sembra molto chiaro e semplice, quello antico: un uomo ha bisogno di una donna accanto a sé. Il Suo musical mostra probabilmente altri aspetti della femminilità più moderni. Quali ad esempio?

“Sicuramente conferma che nella coppia il vero motore è la donna, esattamente il contrario di quanto spesso la nostra società ci lascia immaginare. La donna sa sopportare con pazienza e guardare ad un obiettivo più lontano, mentre l’uomo vive più alla giornata e si accontenta; lei mira al risultato finale e sa come arrivarci, con più determinazione rispetto all’uomo. L’archetipo del bisbetico domato, che aleggia dietro questa storia, nasconde in realtà la grande rivincita della Cenerentola, la quale nasce sguattera e diventa regina.”

Cosa dovrà aspettarsi quindi il pubblico messinese?

“Si deve aspettare due ore di grandissimo intrattenimento. Abbiamo un cast di più di venticinque persone, balletti mozzafiato, bellissime canzoni e tanto romanticismo. E’ una grandissima storia d’amore amplificata, includendone altre sei che nascono e vanno a buon fine. Si ride molto ed è un allestimento imponente, come un grande musical necessita in questo momento.”

Il musical ha avuto un grande successo al Sistina e sta girando tutto il paese. Da qualche tempo, se pensiamo anche ai lavori di Cocciante, questo genere di spettacolo sembra essere tornato in auge. E’ così?

“Sono ormai parecchi anni che il musical è il genere che in Italia funziona meglio. Oggi si sta riscontrando una grande selezione: funzionano solo gli spettacoli fatti bene. C’è stato un arrembaggio di titoli senza grandi qualità; invece ora per via della crisi – dal momento che andare a vedere un musical costa e la gente sceglie – bisogna puntare su prodotti di altissimo livello, altrimenti il pubblico non si riconosce. Il musical poi è un genere che offre sempre di più allo spettatore e fa la differenza rispetto al teatro classico. ”

Da Messina e Tindari al Teatro Sistina di Roma: realtà e scenari molto diversi. Quale marcia in più potrebbe avere la nostra città o Tindari rispetto alla capitale?

“Purtroppo sono state due esperienze negative per come si sono concluse. Ho un modo di intendere questa professione e di rapportarmi al teatro che qui non trova riscontro. Al Vittorio Emanuele stavamo facendo un grande lavoro col presidente Barresi e dopo appena due anni ci hanno mandato via, perché il nuovo sindaco aveva altre idee sul teatro. Messina quindi mi ha lasciato una grande delusione dentro, che è stata poi la molla che mi ha consentito di fare un salto verso il professionismo e tutto quello che oggi rappresenta in Italia.”

Dopo  Sette spose per sette fratelli, ci saranno nuovi progetti?

“Sto preparando la versione celebrativa di Jesus Christ Superstar, che compie vent’anni dal mio primo allestimento. Ovviamente non mi fermerò, perché devo sempre proporre due-tre spettacoli l’anno per riempire un cartellone come quello del Sistina.”

 

 

 

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