Luci della ribalta

Lo spettacolo e la comunicazione sviscerati da Marco Bonardelli (ATTENZIONE "Luci della ribalta" non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001)

Cinema – Intervista a Paolo Virzì, vincitore dei Nastri d’argento con “Il Capitale Umano”. “La Brianza è il nostro Connecticut”.

Sabato scorso sono stati assegnati a Taormina i Nastri d’argento, giunti alla 68esima edizione.  Vincitore assoluto di questa edizione è stato Paolo Virzì, che con Il Capitale Umano si è portato a casa sei premi, tra cui miglior film, sceneggiatura e attori protagonisti (Fabrizio Bentivoglio e Fabrizio Gifuni). Abbiamo incontrato il regista alla conferenza stampa per una breve intervista.  Stephen Amidon, autore del romanzo dal quale il regista toscano ha tratto il suo ultimo lavoro, ci ha onorati della sua presenza asssistendo al nostro confronto con Virzì.

Il Capitale Umano, un titolo importante. A cosa allude in particolare?
“Grazie ad Amidon che ha scritto questo bellissimo romanzo, abbiamo raccontato con questa commedia balzachiana, il confine tra l’umano e il disumano in una società come la nostra. La metafora che racconta il titolo riguarda nello specifico il “valore” della vita.”
Il suo film sembra deviare dai lavori precedenti, puntando maggiormente sulla denuncia e lo humor nero. Perché questa virata di stile?
“Mi sono semplicemente innamorato del libro di Amidon e ho pensato che valesse la pena provare a sorprendere lo spettatore con questa storia particolare, attraverso una tipologia di personaggi molto rappresentati nell’attuale società, nel bene e nel male.”
Il libero adattamento del thriller di Stephen Amidon sposta l’ambientazione dal Connecticut ad una zona ricca del nostro Paese: la Brianza. Quale Italia ha voluto raccontare col film?
“Ho scelto la Brianza perché è il nostro Connecticut, la regione americana che sta a Wall Street come la Brianza alla borsa di Milano. All’inizio pensavo di mantenere nomi, paesaggi e dialoghi del romanzo, ma solo per paura di non riuscire a fare bene il film. C’è una sorta d’ infelicità che accomuna tante parti del mondo ricco e c’è il mistero dietro questa infelicità. Ci interessava raccontare proprio tutto questo.”
Le famiglie protagoniste, con le loro diversità, sembrano rappresentare due facce della stessa medaglia…E’ così?
“Esatto. Sono ugualmente infelici e pieni di paure. Come molte famiglie simili del nostro tempo e della nostra Italia.”

Foto tratta da Vanity Fair

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