Luci della ribalta

Lo spettacolo e la comunicazione sviscerati da Marco Bonardelli (ATTENZIONE "Luci della ribalta" non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001)

Renato Mori – Un ricordo

Renato Mori

Oggi, nella Chiesa degli Artisti di Piazza del Popolo, il mondo del doppiaggio darà l’ultimo saluto a una delle sue colonne, Renato Mori, venuto a mancare venerdì scorso. Ho avuto il piacere di scambiarci qualche parola in un’edizione del Romics di qualche anno fa (riprendendolo nel 2008) e, più fugacemente, ai Capital Voice Awards organizzati da Alberto Bonvicini e Radio Capital, nel 2011, all’Italia in Miniatura di Rimini.

Mori, uomo di grande affabilità e signorilità, si era ritirato da qualche tempo da quel mondo al quale aveva dato tanto, doppiando Morgan Freeman da “Johnny il bello” a “Il Cavaliere Oscuro”, passando per “Seven”, “Il collezionista, “Nella morsa del ragno”, ma non solo. Nella sua carriera aveva prestato la sua inconfondibile voce al boss de “La stangata” Robert Shaw, allo sceriffo di “Rambo” Brian Dennhey e ad altri attori del calibro di Ned Beatty in “Tutti gli uomini del Presidente” , Gene Hackman in “Reds”, James Earl Jones in “Caccia a ottobre rosso” e “Giochi di potere”, Bill Cobbs n “Guardia del corpo” e Jack Warden ne “Il presidio, scena di un crimine”. E’ stato anche R.K Maroon, il proprietario degli studi di animazione di “Chi ha incastrato Roger Rabbit” interpretato da Alan Tilverin. Negli ultimi anni era stato amato dagli appassionati del fanrtasy per il doppiaggio del nano Gimli (John Rhys-Davies) ne “Il Signore degli Anelli”. In tv, dove aveva recitato per Damiano Damiani ne “La Piovra” (il regista lo diresse anche in “Pizza Connection”), era il volto del generale Bini di “Incantesimo” e la voce di Pierre Mondy, il Commissario Cordier dell’omonimo telefilm francese.

Con lui se ne va non soltanto un  attore dal talento e dalla versatilità inestimabili, ma un membro della generazione delle Di Meo, delle Febbi, dei Michele Gammino, dei Renato Cortesi e dei Michele Kalamera; personalità che hanno contribuito, assieme ad altri attori, a reinventare la grammatica del doppiaggio, portandolo verso lo stile su cui si basa la recitazione al leggio oggi.

E a proposito di versatilità… Come ogni attore di grande personalità, Mori era stato capace di dare emozioni anche ai più piccoli, con i doppiaggi di Willie Burp in “Fievel conquiesta il west” e Cornelius in “C’era una volta nella Foresta”, dove aveva proposto in italiano le interpretazioni originali di James Stewart e Michael Crawford.

 

 

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