Luci della ribalta

Lo spettacolo e la comunicazione sviscerati da Marco Bonardelli (ATTENZIONE "Luci della ribalta" non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001)

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“La valigia dei sogni” dedicata a Pietro Germi sulla “Gazzetta del Sud” di oggi

Sulla Gazzetta del Sud, nella pagina Cultura e Spettacoli in Sicilia, con un articolo sull’ultimo appuntamento della rassegna La valigia dei sogni, svoltasi al Cinema Lux di Messina e dedicata quest’anno al Pietro Germi siciliano.

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A proposito della vittoria di Massimo Lopez al provino per Homer Simpson e del nostro speaker Alberto Pagnotta

 

Al di là di come è andata, sono felice per Alberto dell’opportunità che ha avuto nel sostenere il provino per Homer Simpson.

Non voglio polemizzare, ma ci terrei a dire che per me Alberto non è, come ha detto qualche utente della rete, un imitatore nel brutto senso della parola, ma un artista che non è solo quello. E questo “imitare” rientra nel suo essere artista, dico imitare tra virgolette perché i suoi rifacimenti non sono come i ridoppiaggi che ho sentito fare in passato ad altre persone in rete (alcuni anche volgari, ma questo è un altro discorso), ma dei rifacimenti artistici, sono un suo modo di esprimersi come artista omaggiando i doppiaggi che lo hanno fatto innamorare di questo lavoro, compresi quelli di Tonino.

Anche il grande Lopez, che ha vinto questo provino, è così, un attore che esprime il suo essere attore anche attraverso le imitazioni.

E Alberto il non essere solo quello, oltre ad averlo raccontato in diverse interviste (parlando dei grandi nomi del doppiaggio con cui ha lavorato), lo ha soprattutto dimostrato anche in altre occasioni, comprese le volte in cui abbiamo lavorato insieme (con lui ci conosciamo da molto prima di questo suo exploit), compresa questa avventura di “Luci della ribalta”. Proprio perché conosco le abilità di Alberto l’ho scelto come speaker maschile di questo progetto cui tengo molto e spero che chi ha visto le interviste della rubrica se ne sia reso conto.

Detto questo, caro Alberto, continua così e in bocca al lupo per tutto. E naturalmente continua così anche con “Luci della ribalta”.  🙂 

Giulia Arena, la messinese che ha trionfato a Miss Italia

Finalmente della mia città se ne parlerà, nei prossimi giorni, per qualcosa di positivo, di lieto, e non per delle brutture come al solito.

Auguro a Giulia di poter continuare ad essere un orgoglio per questa città e di essere lei la prossima Miss a tirare fuori talento e personalità, come prima di lei Francesca Chillemi e Miriam Leone.

21-26 ottobre 2013. Un’altra settimana tragica per il mondo dello spettacolo e del doppiaggio

E’ un post che non avrei mai voluto scrivere ma anche questi ultimi giorni sono stati giorni funesti, tanto per lo spettacolo quanto per il doppiaggio.

Dopo la scomparsa di Gianni Ferrio, compositore e arrangiatore che ha firmato Parole parole e Non gioco più per Mina (i due hanno collaborato fino al 2005) e tante altre canzoni e colonne sonore (nonché le musiche per i varietà di Falqui), è stata la volta di Riccardo Cavallo, stimatissimo regista teatrale e televisivo, scomparso a Bari mentre curava la regia di uno dei collegamenti esterni di Porta a porta.

Cavallo è stato direttore artistico del Brancaccino dal 2005 al 2007, collaborando con Gigi Proietti al Brancaccio, e aveva realizzato diversi spettacoli, come l’opera balletto Anastasia di Bruno Contini e Fili di e con Erri De Luca. E sempre per Proietti aveva realizzato un allestimento di Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare andato in scena al Globe Theater. Oltre al già citato Porta a porta, Cavallo era stato regista di programmi come La notte della repubblica. l’Istruttoria e Rosso Alice ed era sposato con l’attrice doppiatrice Claudia Balboni.

Anche la città di Milano, dopo Zuzzurro, ha perso un altro grande artista, Piero Mazzarella, grande attore del teatro milanese che ha recitato anche in radio e occasionalmente al cinema, in film come La stanza del vescovo di Risi e Un povero ricco di Pasquale Festa Campanile. L’uso del dialetto e lo sguardo ironico sulla relatà erano la cifra stilistica della sua arte. Mazzarella aveva lavorato con Strehler in El nost Milan di Carlo Bertolozzai e rimase legato al grande maestro del teatro da una profonda stima ed amicizia, difendendolo dalle accuse di eccessiva durezza verso gli attori e detenzione di stupefacenti. Come ha rivelato Patrizia Rossetti in un programma di Sky del 2007, Mazzarella e Mariolina Cannuli insegnarono, rispettivamente, recitazione e dizione in una scuola dei mestieri dello spettacolo creata dalla Fininvest negli anni ’80 ed ebbero come allieve la stessa Rossetti, Gabriella Golia e Susanna Messaggio.

E’ stata una settimana funesta anche per il mondo del doppiaggio. Mentre si è saputo in questi giorni della scomparsa di Antonio Guidi (ci ha lasciati il 17 e avrebbe compiuto gli anni domani), seconda voce del Tenente Colombo di Peter Falk e della società di doppiaggio milanese A.D.C (premiato due anni fa a Rimini col Capital Voice Award) , nei giorni scorsi ci hanno lasciati Sandro Pellegrini (voce di tanti attori e personaggi, come Robin Williams in Mork e Mindy, del quale era la seconda voce, e Bubu ne L’orso Yoghi), scomparso improvvisamente, e Piero Tiberi, la voce di Dan Aykryoyd nel cult Blues Brothers e in Charlot (ma non solo), padre dell’attore doppiatore Alessandro, deceduto dopo una lunga malattia. Pellegrini doveva essere nostro ospite a Luci della ribalta Graffiti, avevo avuto modo di parlargli poco tempo fa e lo ricordo come un gran signore.

C’è poco altro da aggiungere perché credo sia scontato dire che ciascuno di loro nel proprio campo ha lasciato un segno indelebile. Meno scontato è chiedersi se il pubblico percepirà ciò in un’epoca in cui si tende a dimenticare i grandi artisti.

Giuliano Gemma e Carlo Lizzani – La settimana tragica del cinema italiano

La settimana appena finita è stata indubbiamente terribile, in primis per la tragedia di Lampedusa e anche per le scomparse di Giuliano Gemma, investito da un auto a Cerveteri, e Carlo Lizzani, lanciatosi dal terzo piano della sua casa nel quartiere Prati, seguendo l’esempio dell’amico Monicelli del quale aveva ammirato, come la chiamava lui, la libertà del suo gesto, testimonianza a suo dire di essere padrone della sua vita. Due personalità del cinema molto diverse tra loro ma che hanno lasciato un segno nel mondo della settima arte.

Lizzani, grande intellettuale, è stato sicuramente l’esempio di quello che banalmente si direbbe “una vita spesa per il cinema”, avendo non solo realizzato film in prima persona nell’epoca d’oro della nostra industria del grande schermo (titoli storici come Riso amaro da sceneggiatore e, da regista, Acthung, Cronache di poveri amanti e Mussolini, ultimo atto)  ma valorizzato attraverso la direzione della Mostra del Cinema di Venezia (1979-1982) e l’attività di critico e storico E’ stato infatti autore di una vera e propria Storia del cinema italiano. Se la sua storia umana e professionale non si fosse interrotta così tragicamente ieri pomeriggio, ci avrebbe regalato anche un adattamento di un libro di Gorbaciov.

Gemma invece è un artista che ha vissuto tante vite. Dapprima atleta, egli è poi arrivato al cinema come stuntman, fino a recitare, tra gli anni ’50 e ’60, nei peplum e nei western ancora oggi amati dagli appassionati del genere. Fino alla maturità degli anni ’70 nei film di Zurlini (Il deserto dei Tartari), Comencini (Delitto d’amore), Squitieri (Il prefetto di ferro) e Damiani (Un uomo in ginocchio) e, negli anni ’80, la collaborazione con Dario Argento in Tenebre e Monicelli in Speriamo che sia femmina. Esperienze, tutte queste, alle quali è giunto migliorandosi con l’intelligenza e la tenacia di uno sportivo qual’egli era. Un bagaglio che ha portato anche nell’ultima parte della sua carriera, quando Vittorio Sindoni l’ha voluto ne Il Capitano e Butta la luna.

Due grandi personaggi di cui sicuramente rimarrà quello che hanno lasciato, non senza però un forte retrogusto amaro per il modo in cui sono usciti di scena.